oggi piango

Oggi, con un po’ di vergogna, piango.
Per tutto.
Per tutti.
Oggi non ho idee, né ipotesi, né congetture.
Oggi la mente fa click e la diga crolla.

Piango per il dolore, per l’umanità calpestata, per la natura devastata, piango per le vittime e per i carnefici, piango per questa sete inestinguibile di giustizia e di pace. Piango per le persone sole, piango per il sole, per i pianeti e per le stelle, piango per me e per te, piango per le persone alle quali hanno impedito di accompagnare chi amavano. Perché della morte non si sa niente ma della paura di morire e dell’orrore di morire soli si può impazzire. Piango per la violenza, per tutta la violenza, quella fisica, quella verbale, quella sociale, piango per le creature innocenti e per i loro occhi puntati su chi dovrebbe salvarle e invece le uccide, piango per chi uccide perché non sa più dov’è, né chi è, né se esista al mondo qualcosa per cui valga la pena vivere, e non uccidere. Piango per gli scontri, per i conflitti, piango per gli avvoltoi che volteggiano sulle tragedie, piango per gli sciacalli che si litigano brandelli di dignità umana. Piango. Per tutto. Per tutti. Per questo bisogno ormai allo spasmo di una classe politica buona, sì, buona, nient’altro che questo: buona. Piango per chi sa la verità e nessuno lo ascolta e lo fa fuori. Piango per l’eterna dittatura dell’opinione pubblica che, allegramente distratta, mette la museruola a chi per la verità e per la giustizia ci si gioca la vita. Piango per l’ignoranza, per quella di chi sa di non sapere, per quella di chi non sa di non sapere e soprattutto per quella di chi è convinto di sapere. Piango per tutta la miseria del mondo, per tutto l’abbandono del mondo, per tutta la dignità frantumata a colpi di denaro e ricchezza e potere. Piango per i piccoli e per i grandi, per gli eternamente invisibili e per gli instancabilmente visibili. Piango perché ho una convinzione e mi sento stupido, stupido, molto stupido. Piango per la mia convinzione che se ognuno ricevesse attenzione e amore quest’inferno finirebbe in un istante. Piango per la mia ingenuità che non riesce a vedere il male. Vedo dolore, vedo sofferenza, vedo ferite e vedo tutto questo trasformarsi in rabbia e odio. Piango perché non sono fatto per questo mondo. Piango per il mondo che ci porta sulla schiena, a capo chino, e aspetta, aspetta, aspetta che ci risvegliamo. Piango per la terra che ci porta in grembo, a testa alta, e piange, piange, piange. Perché uccidere una madre è così tremendo che non piange per lei ma per noi, perché non sappiamo più quello che stiamo facendo. Piango perché niente sembra bastare. Neanche una pandemia. Neanche tutti questi morti. Niente basta a fermare tutto. E non parlo di uscire o non uscire, di lavorare o non lavorare. Parlo di un adulto che ci ha schiaffeggiati così forte che siamo finiti a terra con le ossa in frantumi. E quell’adulto chiamalo come vuoi: Natura, Vita, Dio.
Ci ha schiaffeggiati tutti. E ha detto “basta così! vi state uccidendo!” Ci ha schiaffeggiati per amore. E noi non apriamo gli occhi. Ancora non apriamo gli occhi. Piango perché io so una cosa senza saperla dimostrare: so che quello che sta accadendo accade perché dobbiamo rivedere tutto. Tutto. Piango perché speriamo che il mondo di prima si aggiusti. Piango perché spero che il mondo di prima si aggiusti. Piango perché non vogliamo svegliarci. Piango perché non voglio svegliarmi. Piango perché vogliamo vivere come fantasmi. Piango perché voglio vivere come un fantasma. Piango perché non vogliamo vivere. Piango perché non voglio vivere. Piango per me. Per la mia miseria. Per il dolore che ho inferto. Per le volte in cui non mi sono accorto di una ferita ma, anzi, ci ho infilato la lama. Piango per la mia stupidità. Per il mio egoismo. Per la mia ingratitudine.

Oggi è il 1° Maggio.
Festa del lavoro.
Dicono che manca il lavoro.
Non è vero.
Quello che manca è la retribuzione per chi lavora.
Di lavoro invece ce n’è fin troppo.
C’è da rivedere tutto.

Vedo questa lacrima che oggi è scivolata giù.
La vedo come fosse un’ampolla.
Vedo, o forse sogno.
E sogno che venga considerato lavoro
tutto ciò che contribuisce alla vita.
Di tutti.
Di tutto.

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