ovunque sono io non sono

C’è chi lotta, c’è chi non lotta, c’è chi vive, c’è chi muore.
E poi ci sono anch’io. E come me tanti altri.

Noi eternamente in riserva, parcheggiati ad un angolo di strada.
Noi assetati di birra e benzina. Noi sigaretta tra le dita, noi che non possiamo smettere di fumare perché ardiamo. Noi né vivi né morti ma fuoco che è già cenere. Noi che i Grandi Maestri non ci capiscono perché non fruttiamo, noi che i Grandi Artisti ci temono perché dilapidiamo, noi con tutti d’accordo perché da sempre scordati.
Noi fuori dal coro e fuori dal coro di quelli fuori dal coro. Noi mai contro e mai a favore. Noi fuori dal gioco delle parti perché interi. Purtroppo interi.

C’è chi vince, c’è chi perde, c’è chi non gioca.
A noi non è concesso il sogno della vittoria; noi possiamo sognare solo la rivincita perché sconfitti in partenza. Ma la rivincita non ci si addice perché presuppone rivalsa, vendetta e altre attività che induriscono il sangue. E il nostro sangue non può indurirsi, né coagularsi: le nostre ferite non smettono di sanguinare.

Non giochiamo, non vinciamo, non perdiamo.
Ma sappiamo ridere.
Di tutto.
E sappiamo piangere.
Per niente.

Ce ne sono, di quelli come noi, che hanno imparato a fare delle cose. E ci campano. O meglio, ci sopravvivono. Perché anche quelli che diventano ricchi restano sempre poveri. A noi il denaro non c’innalza, ci abbassa ulteriormente. Così come non ci cambiano le cose della vita, perché siamo altrove.

Noi vorremmo solo arrivare qui. Questo è il nostro grande sogno. Ma non ci è concesso. C’è sempre qualcosa, una patina, una pellicola, una camera d’aria che ci separa da qui.

A volte qualcuno si arrabbia con noi: “Dove sei?!”

Sono qui, amico mio. Sono qui, fratello mio. Sono qui, sorella mia. Sono qui, amore mio. Sono qui per quello che mi è concesso. Il resto non dipende da me. Non so da chi dipende. Né da cosa. Io sono il margine. Non l’emarginato, non il marginale, no: il margine stesso. Io sono, senza averlo voluto né chiesto, la linea di confine tra il visibile e l’invisibile. Io eternamente strappato. Da qui. Da ora. E da sempre. Né vincitore, né sconfitto, né conformista, né alternativo, né appartenente ad alcuna categoria. Eppure mi puoi vedere ovunque. Nella grande piramide gerarchica posso occupare qualunque posto a sedere, dal marciapiede al trono. Mi puoi vedere ovunque ma non mi puoi trovare in nessun posto. Perché ovunque sono io non sono.

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6 thoughts on “ovunque sono io non sono

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