l’altra vita

Nella notte buia scrosciante di pioggia
seduto ad un tavolo bianco
non riesco ad afferrare neanche un pensiero.

Ho trascorso la vita a far la corte alla morte,
a provocarla.

Chissà chi mi ha suggerito di rischiare sempre tutto?
Chissà come m’è presa questa manìa?

Ho detto di no a tutto quello che ho potuto.
Per sfidarlo.
Per dirgli “Hey, tutto… se mi vuoi devi venire a prendermi.
Non penserai mica che mi metta a rincorrerti!”

Mi sono seduto a contemplare
e a lasciar scorrere.

Ogni cosa contiene la propria fine
e questo io lo so da sempre.
Una saggezza che non conviene avere.
Un sapere che è meglio non sapere
se vuoi vivere questa vita.
Questa vita qui.

Perché poi ce n’è un’altra
anche questo so
anche questo ho sempre saputo.

Ho sforzato l’intelletto fino al limite
fino a quel punto in cui basta un passo
e non c’è più nessuno sforzo da fare.

L’altra vita
è troppo rischiosa.
Non puoi crederci a caso
non puoi inventarti delle cose
non puoi mai dire di sapere cosa sia.
Puoi sapere che c’è

ma non cosa sia.
Non puoi mai sapere cosa sia.

Ho detto di no a questa vita per dire sì all’altra.
All’altra ho detto sempre
testardamente
ostinatamente
irragionevolmente
sì.

E dov’è?
Dov’è, dov’è?
Dicci.
Dacci le prove.
Dimostracelo.
Faccela vedere.

A nulla servirebbero prove e dimostrazioni.
L’altra vita non tollera né prove né dimostrazioni.

Mi piace la scienza quando arriva al limite.
Quando non ce la fa più.
Quando si ferma e dice “non ho più fiato”.
Mi piace quando è onesta fino a questo punto.
Mi piace lo sguardo dello scienziato
che dopo aver passato ore su fogli, calcoli e microscopiche entità
alza lo sguardo
e per un attimo,
guardando il cielo,
tenta di pensare l’universo,
tenta di trasformare l’infinito in un pensiero.
E non ce la fa.
E lo sa che non potrà mai farcela.
E allora sorride sussurrando “ma io, tutto questo… come lo spiego?”

Impossibile spiegare ciò che è già spiegato di per sé
come una vela gonfia di vento.

La pioggia cede il passo alla musica.
Eccola, questa è l’altra vita.
Questa dissolvenza perfetta.
Queste poche gocce che ritmano ciò che non puoi ritmare,
questo tempo esatto in cui accade tutta la perfezione
che noi chiamiamo vita
o caso
o che non chiamiamo affatto
e ci passiamo sopra
senza sentire
né vedere
né vivere.

Dice “devi vivere la vita”.

Non penso tu abbia mai vissuto
perché vivere significa sparire
in questo mare senza fine
e non aver più le parole
per dire
l’indicibile.

Io invece di parole ne ho ancora.
Non molte, a dir la verità.

Ho sofferto il dovuto
gioito il dovuto
pianto il dovuto.
Le ossa mi si sono spaccate tutte.
Non ce n’è una intera.
Ho provato un dolore che non ha suono
né pianto
né dolore.
Un dolore che silenzia tutto
e ti abbandona vuoto
schiacciato
calpestato e inutile
come un pacchetto di sigarette accartocciato da mille auto che gli passano sopra nella grande strada deserta in una notte buia scrosciante di pioggia.

Ho vissuto questa vita,
come si dice,
ed ora le parole
una ad una
mi abbandonano.

Guardo le vite degli altri
e mi sembrano tutte migliori della mia.
Questo l’ho sempre pensato.
Ora so perché.
Sono migliori perché non sono la mia.
Perché non sono mie.
La mia è la peggior vita possibile
perché è mia.

Chi mi ha dato tutta questa vita?
Non pensi che sia un po’ troppa?
Cosa dovrei farmene?
Dovrei essere felice?

Felice.
Strana parola.
A volte è bellissima.
A volte non significa nulla.
Anzi, a volte significa “triste”.
A volte la parola “felice” significa “triste”.

Ma sì
canta
canta tu che puoi.
Disarticola quel che hai.
Sbrindellalo su verso il cielo.
Chiedi aiuto e pietà e perdono e grazia e grazie.
Io sto a terra.
Parecchio a terra.
Ho rincorso una vita che non si può dimostrare
e non c’è nessuno che ti dia un premio.
Non c’è premio.
C’è solo credere.
Non c’è né pensare né sapere né vedere.
C’è solo credere.

Sono stato schifosamente male
ma mai
maledizione
mai che mi sia stato concesso di non credere.
Mai che,
immerso nel male,
non abbia creduto al bene.
Dio mi ha dato il libero arbitrio.
Io evidentemente me lo sono tolto
perché libero non sono.
Questa particella
così minuscola che mai nessuno scienziato potrà vedere
non mi lascia libero
di non credere.

In cosa, in chi, in che cosa?

Non ha importanza.
Non ha alcuna importanza.
Lascia che i mistici e i teologi si scervellino su questo problema
che più che un problema è uno sciocco passatempo.
Non si crede in qualcuno o in qualcosa.
Si crede e basta.
Senza sapere in chi o in cosa.
Questa è la tragedia.

Ho lottato all’inverosimile
tant’è che ancora la resistenza
vigila in me.
Ho un piccolo esercito in me.
L’esercito della resistenza.
Un esercito fedelissimo al quale devo quasi tutto.
E anche ora che il comandante ha disertato
l’esercito lotta,
chissà,
forse in memoria dei bei tempi andati.

E quando si accosta lo sciocco di turno che blatera il suo
“devi lasciarti andare”
non ho modo di spiegargli quanto devo al mio esercito
e che se i miei soldati vogliono ancora lottare
che lo facciano pure.
Devo loro l’essere rimasto vigile.
Devo loro l’intelligenza e la parola.
Devo loro l’onestà e la sete di verità.
E allora che lottino.
Io li guardo.
E faccio il tifo per loro.
Ho disertato
ma li guardo con amore.

Quando poi un giorno l’esercito si ritirerà
so che verrà da me a rendermi gli onori
di tante battaglie combattute.
E allora li abbraccerò tutti
uno ad uno
ringraziandoli
per avermi così tanto amato.

Chissà cosa c’è dopo la resistenza?
Chi sa cosa c’è nell’abbandono?
Chissà come sarà realizzare di aver perso tutto?

Bene.
Ora sarà meglio farsi un bicchiere.
Perché dove non arriva il pensiero
arrivano l’alcol, le sigarette e tutto ciò che fa male.
Farsi del male può essere un atto di fede.
Spalanca le porte dello spirito,
ti fa sapere che sei finito,
schiude le finestre sull’altra vita.
L’altra vita bizzarra e bizzosa.
L’altra vita che è eternamente capovolta.
Il che significa che quando pensi “ho capito: è capovolta”
lei si ri-capovolge.
E così tutte le volte che pensi che sia capovolta.

L’altra vita che è questa vita ora in questo momento in cui miliardi di cose accadono a miliardi di persone tutte contemporaneamente mentre le stelle sfavillano e muoiono senza clamore espandendo l’infinito oltre l’infinito in questa notte buia scrosciante di pioggia che ha lasciato spazio alla musica mentre un ragazzino chissà dove affacciato alla finestra si chiede quale sia il senso della vita e quel ragazzino è tuo figlio e tu non sai cosa dirgli e vorresti proteggerlo da tutto e ti senti l’essere più incapace che sia mai stato creato incapace persino di mantenerlo insomma sì come si dice sì dài senza paura sì dài dillo… un fallito. Un fallito per questa vita e per questo mondo. Come si dice? Uno che non ce l’ha fatta. Uno dei tanti che non ce l’ha fatta. Uno dei tanti. Ecco allora che arrivi al fondo del fondo. Uno dei tanti. Niente di speciale. Niente di nuovo. Niente di originale. Niente che meriti attenzione. Mi hai dato tutta questa vita e sai io che ne ho fatto? Ne ho fatto una cosa uguale a tutte le altre cose. L’ho smembrata, l’ho spezzata, l’ho sparsa al vento e ho ululato “non so che farmene”

Forse piangi.
Non so,
forse piangi.
Beh, anch’io.
A volte.
Anche se ultimamente sempre di meno.
Mi si è bloccato qualcosa all’altezza dello sterno.
Credo si tratti di un blocco di marmo.

Sì, a volte piango ancora.
Ma non sono lacrime che vengono spinte fuori,
sono lacrime chiamate da fuori.
Mi capita quando vedo qualcosa di molto piccolo
ed immensamente bello.
Per lo più sono cose estremamente semplici
che non sanno manco di esistere.
Piango per la loro umiltà.
Perché esistono senza pensare di essere viste.
Piango d’amore.
Quell’amore io lo provo. Lo provo che mi squassa.
Quello è l’amore più grande che io provo.
Il più grande e il più vero.
Che è poi quello che provo per te.
Perché tu vivi pensando di non essere vista.
Ed una bellezza così non s’inventa.
Non passa.
Non appassisce.
Ed è l’unica vera grande bellezza che esista.

La vita
questa vita
forse va male
forse sbaglio
forse che ne so.
Ma tu non scordare mai che nell’altra vita
io ti so
come nessuno ti ha mai saputa
e ti amo
come nessuno ti ha mai amata
perché ho ricevuto in dono
occhi per vederti
anche in questa vita.

Advertisements
Standard

11 thoughts on “l’altra vita

  1. Gentile Bandini, lei ha dei superpoteri: mi fa piangere, diventare tenera come una ricotta, arrabbiare, e mi costringe a guardare la vita – qualche che sia a questo punto – e a sentirmi simile a lei in quel “credere” sui generis, certo, ma così potente. La prima parte dello scritto mi ha fatto pensare a Rimbaud quando scriveva “JE est un autre”. Quindi, grazie delle sue uscite di casa rarissime ma densissime.

    • Rimbaud. Ne parlavo giusto qualche giorno fa. Gentilissima Lucilontane, le sue luci, seppur lontane, arrivano vicinissime, proprio qui, a darmi sollievo. La ringrazio davvero, come si ringrazia la luna quando la strada si fa buia.

      • Lei, Bandini, sa essere poeta anche in una risposta gentile. Sono lieta del sollievo che le porto (senza alcun merito invero). Sarebbe bello parlare di Rimbaud così liberamente, privi della prosopopea degli esperti di critica, come egli stesso scriveva nella lettera del veggente. Sono convinta che spesso le cose ci attraversino in modo così diretto da capirle senza farne esegesi. Lo so, è uno stupido modo di capire, ma il solo che mi fa sentire viva afferrando il potente senso di verità che mi arriva direttamente all'”altra” io. Forse questa è la consapevolezza intesa in modo non razionale, ma così profondamente dolorosa da essere quasi una grazia. Grazie per la sua risposta… serena notte, che sia il dono di oggi.

      • (aggiungo una citazione, in ginocchio sui ceci chiedendo perdono, ma l’ho letta stasera e mi ha rigirato qui…

        Io sono la parte invisibile
        del mio sguardo,
        l’entroterra
        dei miei occhi.

        È Franco Arminio in “Cedi la strada agli alberi”

        C’entra? )

  2. Maki says:

    Il tutto a cui hai detto no forse non era proprio tutto, o almeno te lo faceva credere perchè il tutto è sempre un po’ spocchioso, ingannevole.
    Tu possiedi e includi molto più del tutto che in definitiva resta pieno solo di quel che crede di contenere, e quindi per me sul tutto hai vinto tu.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s